De Halve Maen, la nave della Compagnia delle Indie Orientali

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De Halve Maen, la nave della Compagnia delle Indie Orientali © Andrea Lessona

De Halve Maen, la nave della Compagnia delle Indie Orientali © Andrea Lessona

Nelle sue vele gonfie di vento, c’è il sogno di navigare lontano. Ancorata nel porto di Hoorn, la nave della Compagnia delle Indie Orientali aspetta di salpare verso il futuro per rivivere il passato.

Copia seconda dell’originale, il vascello della De Halve Maen è del tutto simile al bastimento fatto costruire dalla Camera Voc di Amsterdam per trovare un passaggio a Nord-Ovest verso la Cina.

Comandata dal capitano inglese Henry Hudson, la nave della Compagnia delle Indie Orientali raggiunse quello che oggi è il porto di New York nel 1609. Trecento anni dopo, il regno dei Paesi Bassi donò una sua riproduzione agli Stati Uniti.

La prua della De Halve Maen © Andrea Lessona

La prua della De Halve Maen © Andrea Lessona

Il regalo per commemorare l’evento andò però distrutto nel 1934 a causa di un incendio. Nel 1989 venne commissionata la costruzione di una nuova imbarcazione per sostituire quella bruciata.

Questa volta a far realizzare la nave della Compagnia delle Indie Orientali fu il Nuovo Museo dei Paesi Bassi. La coppia venne assemblata ad Albany, New York, dal carpentiere navale Nicholas S. Benton.

Nel 2009, a quattrocento anni dal primo viaggio, la replica seconda della De Halve Maen solcava le acque con a bordo il principe d’Olanda, la consorte e un gruppo di ragazzini di uno scuola nederlandese.

Simili a quelli che, accompagnati da amici o genitori, vengono a visitare il museo Marittimo e poi, per vivere l’emozione che sto vivendo io, salgono a bordo della nave della Compagnia delle Indie orientali.Si trova a Hoorn dall’Aprile del 2005, dopo che gli Stati Uniti l’han concessa in prestito ai Paesi Bassi.

Sotto i miei passi incerti, il legno impermeabilizzato del ponte scricchiola. Così come quando salgo la scaletta ripida e salgo dove il timone governa la De Halve Maen. Da quassù vedo meglio l’albero maestro che scende sino nel ventre dell’imbarcazione.

Dopo aver visitato la piccola cabina del capitano e letto qualche pagina apocrifa del diario di bordo, raggiungo la stiva: qui tra piccoli cannoni muti, giacigli scomodi di iuta e ciotole svasate riposavano stanchi i membri dell’equipaggio.

Oggi, quando la nave della Compagnia delle Indie Orientali salpa per un breve giro nella baia, chi non regge il mare si rifugia qui. E dagli oblò quadrati guarda fuori e respira il vento che lassù gonfia le vele e il sogno della De Halve Maen di navigare lontano.

Per approfondire:
Wikipedia

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