Haarlem, l’Olanda dei tulipani

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Haarlem riflessa nello Spaarne © Andrea Lessona

Haarlem riflessa nello Spaarne © Andrea Lessona

Haarlem scivola riflessa nello Spaarne: il fiume l’attraversa e le ruba le luci della notte. Se ne vanno via lungo il canale del capoluogo dell’Olanda Settentrionale dove è ormeggiata la mia casa galleggiante: il battello con cui, partito da Amsterdam, sto attraversando la regione dei tulipani, alternando il trasporto fluviale alla bicicletta.

Sono stati i suoi pedali duri come la sella a portarmi qui nel pomeriggio tardi quando il sole cominciava a calare e i contorni di Haarlem a sfocare. Così, caricata la bici sull’imbarcazione, ho attraversato uno dei tanti ponti cittadini, e ho camminato contro il buio incipiente per raggiungere e scoprire Grote Markt.

La grande piazza è il cuore della città, centro cinto dagli edifici più importanti e abbellito dalla statua bronzea di L. Janszoon Coster (1370-1441). È lì col dito alzato a dimostrare ciò che gli olandesi sostengono: che fu lui, 14 anni prima di Gutenberg, a inventare la stampa. Vive nell’ombra del ricordo e della foggia tardogotica della chiesa di San Bavone che lo sovrasta.

Il buio ormai regna sul suo profilo e sull’orario di apertura: così, l’esterno tratteggiato dall’oscurità mi lascia intravedere le immense polifore e la particolare torre in legno del 1520 sulla crociera. Secondo la storia, fu iniziata dal transetto nel 1445-65 per essere finita alla fine del secolo.

L’interno negatomi è a tre navate e transetto. Quella centrale raggiunge i 43 metri ed è coperta da volte lignee e nervature. Oltre al pulpito intagliato del 1679 e alla cancellata tardogotica in rame del coro finemente lavorato, l’oggetto più prezioso è il grande organo costruito nel 1735-38 su un progetto di D. Marot.

La statua di L. Janszoon Coster e la cattedrale di San Bavone, Haarlem © Andrea Lessona

Lo strumento, che ha una preziosa cassa decorata, è stato suonato anche da Händel e Mozart. Oggi, durante i concerti che si tengono qui in primavera e in estate, le sue note riempiono l’aria della cattedrale ed escono nella piazza dove, proprio di fronte alla chiesa, si trova il Vleeshal.

Il centro ribattezzato De Hallen ospita mostre d’arte contemporanea ma in passato era il Mercato della carne. La gigantesca testa di toro sulla facciata ricorda a tutti la primogenita funzione. Le sue mura in laterizio e pietre bianche ne fanno uno dei migliori esempi dell’Architettura rinascimentale nei Paesi Bassi.

Lì vicino si affaccia lo Stadhuis, il Municipio di Haarlem pensato nel XIV secolo come residenza dei Conti d’Olanda. Poi, tra il 1620 e il 1630, venne ingrandito e completato da Lieven de Key. Era quello il tempo in cui la città prosperava grazie al commercio e alla produzione di telerie.

Purtroppo la guerra contro la Spagna del 1572-73 e sette mesi di assedio delle truppe del duca d’Alba la piegarono per fame e stenti. Solo anni dopo, accogliendo i profughi da Anversa e dalla Francia riprese le attività economiche. Fu quello un periodo fiorente in cui anche la cultura, con la famosa Scuola pittorica di Haarlem, divenne parte importante nella vita della città.

Oggi il capoluogo dell’Olanda Settentrionale è un centro residenziale che ospita quasi 150 mila abitanti, molti dei quali lavorano nella vicina Amsterdam: i 20 chilometri che le dividono non sono d’ostacolo. Per lo più sono prati distesi di coltivazioni in fiore, in special modo tulipani.

Mentre attraverso il buio di Haarlem per tornare al battello li ricordo sgargianti nella loro livrea, simbolo di una nazione e di una città riflessa nello Spaarne.

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