Leida, Olanda del sapere

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Il Ponte della Koornbeurs e la torre del Municipio di Leida © Andrea Lessona

Il Ponte della Koornbeurs e la torre del Municipio di Leida © Andrea Lessona

La torre del Municipio accende il buio di Leida, faro monumento della città nata sul Vecchio Reno e sede della prima università dei Paesi Bassi.

La guardo illuminare la notte dal ponte della Koornbeurs, la borsa del grano del 1642, con il suo portico in legno del 1825: cade riflesso nel Nieuwe Rijin, uno dei tanti canali che intarsiano l’eleganza colta di questa cittadina nella provincia dell’Olanda meridionale in cui nacque Rembrandt il 15 luglio 1606.

Stretto nel mio giaccone, attraverso la gittata dalle assi scricchiolanti sulla quale biciclette e passanti passano di continuo: voglio andare dall’altra parte dove la facciata del Comune si nasconde all’acqua ma si mostra a una delle vie principali.

Ne ho camminate diverse prima di arrivare nel cuore di Leiden. Sono partito dalla sua periferia lontana, dove è attraccato il battello con cui sono arrivato da Haarlem per proseguire il giro dei tulipani e la scoperta di questa regione.

Passo a passo ho seguito il canale Oude Rijn e ho raggiunto gli edifici del centro dalle facciate iscritte di poesia, un tributo ai grandi della parola e alla cultura che qui è di casa. Tutti i versi sono stati vergati in lingua originale: da Shakespeare a Orazio, da Marinetti a Montale.

Poi, ho superato la porta del 1658 di Leida e sono arrivato alle sue origini: su un insediamento preromano c’è il resto protetto di fortificazioni altomedievali. Fu lì che la storia moderna ebbe inizio, prosperando per merito delle industrie tessili sino alla guerra degli 80 anni (1568-1648) contro gli spagnoli.

Grazie alla tenace resistenza, la città non cadde e il principe d’Orange le diede in regalo un’Università, la prima di tutti i Paesi Bassi. Da allora arte e cultura sono il vero tesoro di questa cittadina che non ha dimenticato la sua vocazione commerciale ma non ha tradito il sapere donato. Anzi.

Negli anni successivi Leida divenne uno dei centri culturali più importanti d’Europa e il reddito della sua popolazione crebbe molto: ne sono lascito 35 hofje ancora oggi visibili. Eretti nel XVII secolo sono sparsi per il centro con la loro tipica forma: corte centrale sulla quale si affacciano le casette.

Quando alla fine del Settecento la politica protezionistica della Francia fece crollare il mercato del tessile, tra i canali imprigionati del Vecchio Reno si sviluppò l’industria dell’editoria.

La famiglia Elzevir, trasferita qui nel 1580, aprì una libreria proprio dentro l’Università. E anni dopo i suoi membri inventarono un libro dal piccolo formato, dai caratteri snelli e dalle sobrie decorazioni: era nato l’elzeviro.

Dall’Ottocento sino ai giorni nostri tutto ruota intorno all’Ateneo in cui Albert Einstein insegnò come Bijzonder Professor(professore speciale) per poche settimane dal 1920 al 1933. È questo il vero e proprio fulcro degli attuali 117 mila abitanti di Leida.

Nell’edificio dell’Università originato da un convento del XV secolo, che ospita le occasioni ufficiali, si trova il Museo Storico. Appena dopo c’è l’Hortus Botanicus, il più importante d’Olanda perché vi nacque e diffuse la cultura del tulipano.

Un altro luogo rilevante della città è il secondo Museo, quello dell’Antichità. Fondato nel 1818 dal re Guglielmo I, raccoglie collezioni classiche ed egizie ed è tra i più considerevoli centri archeologici d’Europa.

Come lo è il Comune che ho finalmente davanti. Guardo il balcone antico, presidiato da due leoni in pietra che tengono gelosi due scudi bianchi su cui ci sono due chiave rosse incrociate, il simbolo di Leida già visto sulla porta del 1658.

Nella rappresentazione sono quelle di San Pietro cui è dedicata la chiesa dall’altra parte della città. Era famosa per il suo campanile, ma una volta crollato nel 1512 non fu più edificato. La grande basilica gotica, oggi sconsacrata, ospita eventi mondani e culturali.

Proprio lì vicino c’è un ospizio ugonotto costruito sulla casa di John Robinson, un pastore inglese che con un gran gruppo di persone del posto migrò in America sulla Mayflower. Ancora oggi, lui i suoi seguaci sono ricordati col nome di Padri Pellegrini.

Prima di tornare al battello riguardo la torre del Municipio: vista da qui sotto sembra ancora più alta e più luminosa.

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