Storia

Sottomesso da Giulio Cesare nel I secolo a.C., il sud dei Paesi Bassi costituì la frontiera del mondo romano fino alla disgregazione dell’Impero.

In seguito nel paese si stanziarono Sassoni, Batavi, Frisoni e Franchi. Nell’VIII secolo i Paesi Bassi erano parte dell’Impero Carolingio fondato da Carlo Magno e nel X secolo del Sacro Romano Impero. Successivamente vi sorsero vari principati semi-indipendenti, anche se essi rimasero formalmente soggetti all’Impero fino al XV secolo, quando passarono sotto il controllo diretto della famiglia imperiale degli Asburgo.

Nel XVI secolo la Riforma protestante fu accolta con favore dalla popolazione olandese. L’imperatore Carlo V finì per accettare la situazione, ma dopo la sua abdicazione (1556) l’intransigenza del suo erede Filippo II (re di Spagna) provocò una rivolta, che scoppiò nel 1566 nelle Fiandre e dilagò poi per tutto il Paese. Ad essere contestati furono soprattutto le restrizioni delle autonomie locali messe in atto dalla politica accentratrice di Filippo II, nonché il rafforzamento dei poteri dell’Inquisizione.

Numerosi calvinisti si diedero al saccheggio di chiese e alla distruzione di immagini sacre e il re di Spagna rispose inviando nei Paesi Bassi il terribile duca d’Alba che, costituendo nel 1567 il cosiddetto “tribunale dei torbidi”, mise a morte centinaia di rivoltosi. Guglielmo d’Orange riuscì a fuggire in Germania e a tornare in patria nel 1572 con una flotta: scoppiò una nuova insurrezione contro la presenza spagnola.

Le province del Belgio, che erano a maggioranza cattolica, dopo avere riacquistato la vecchia autonomia grazie alla mediazione di Alessandro Farnese, tornarono a riappacificarsi con la Spagna, mentre le province del Nord, quelle che oggi formano l’Olanda, proseguirono nella lotta. Anche in virtù della bancarotta di Filippo II del 1575, gli insorti riuscirono infine a dichiarare l’indipendenza nel 1579, ma fu solo nel 1648, con la pace di Vestfalia alla fine della Guerra dei Trent’anni, che anche la Spagna ne riconobbe l’effettiva autonomia e sovranità.

Nel XVII secolo gli olandesi fondarono numerose colonie in India, Indonesia, Africa e nelle Americhe, i cui commerci furono gestiti dalla Compagnia Olandese delle Indie Occidentali. Tuttavia il secolo terminò con una serie di guerre che segnarono la fine dell’espansione dei Paesi Bassi.

Il successivo XVIII secolo fu relativamente tranquillo fino alla Rivoluzione francese del 1789: pochi anni dopo i francesi invasero i Paesi Bassi, dove costituirono dapprima la Repubblica Batava e poi il Regno di Olanda, fino a che non li annessero alla Francia.

Il Congresso di Vienna restaurò lo Stato olandese, trasformandolo in monarchia. Il regno perse vari possedimenti extraeuropei, ma vi furono accorpati il Belgio ed il Lussemburgo. Questa situazione non durò a lungo: nel 1830 il Belgio ottenne l’indipendenza grazie all’aiuto francese e nel 1839 anche il Lussemburgo divenne indipendente.

I Paesi Bassi proclamarono la propria neutralità in entrambe le guerre mondiali. Nella Prima guerra mondiale essa venne sostanzialmente rispettata. Invece nella seconda guerra mondiale il paese fu occupato dalla Wehrmacht nel corso della campagna di Francia. Il paese fu posto sotto l’amministrazione di un reichskommissariat tedesco: Arthur Seyß-Inquart; molti furono gli ebrei deportati e le fucilazioni collettive.

La resistenza che si sviluppò fu assai ramificata e ben organizzata, ma gli Alleati vi fecero poco affidamento. Nel 1942 anche il vasto impero coloniale nel Pacifico (Indonesia ed isole adiacenti) venne occupato dal Giappone. Nel settembre 1944 gli Alleati, liberati Francia e Belgio, erano ai confini dei Paesi Bassi, ma lì si fermarono per scarsità di carburante e stanchezza delle truppe.

Il maresciallo Montgomery diede inizio all’operazione Market-Garden, grande offensiva aviotrasportata, che però fallì a causa dell’inaspettata resistenza tedesca, delle incomprensioni negli alti comandi e delle avverse condizioni meteorologiche. I morti e le distruzioni provocati furono ingenti. I tedeschi si riorganizzeranno, contendendo il paese all’avanzata alleata. La liberazione giunse solo nel maggio 1945.

Nel 1948 i Paesi Bassi formarono l’unione doganale del Benelux con Belgio e Lussemburgo. A partire dal 1949 i Paesi Bassi rinunciarono a gran parte del loro impero coloniale. Grazie anche agli aiuti statunitensi del Piano Marshall la perdita delle colonie non portò a difficoltà economiche, anzi l’economia olandese attraversò una fase di rapida crescita.

Nel 1954 le relazioni coloniali fra Paesi Bassi, Suriname e la colonia di Curaçao e le sue dipendenze (chiamate in seguito Antille Olandesi), si interruppero. Suriname e le Antille Olandesi ottennero lo status di “stato”, il che garantiva loro autonomia negli affari interni: i Paesi Bassi rinunciarono a una porzione di sovranità sul regno (in materia di affari esteri e cittadinanza). Con lo statuto venne istituito un nuovo regno federale.

Nel 1975 il Suriname lasciò il Regno dei Paesi Bassi e divenne una repubblica indipendente. Nel 1986 Aruba (fino ad allora parte delle Antille) ottenne lo status di nazione, e divenne indipendente dalle Antille, ma restò sempre all’interno del Regno. Da allora e sin al 2010, il Regno dei Paesi Bassi consisteva di tre parti costituenti i Paesi Bassi, le Antille Olandesi e Aruba.

Il 10 ottobre 2010, in seguito a referendum le Antille Olandesi si sono divise: le isole di Bonaire, Saba e Sint Eustatius (isole BES) sono diventati comuni a statuto speciale dei Paesi Bassi, mentre Curaçao e Sint Maarten hanno ottenuto lo status di nazioni costitutive del Regno.

La politica estera olandese è dominata dall’impegno a creare o rafforzare le istituzioni internazionali di cui fa parte, come l’ONU, la NATO e l’Unione Europea.

Fonte: Wikipedia

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