Vecchio Canale di Utrecht, in battello sull’Oudegracht

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Oudegracht il Vecchio Canale di Utrecht © Andrea Lessona

Oudegracht il Vecchio Canale di Utrecht © Andrea Lessona

Luci fluttuanti navigano l’Oudegracht. Da uno dei 43 ponti che legano Utrecht, le guardo scivolare via nel buio. Solo poche ore fa ho seguito la loro rotta: imbarcato sul battello della Schuttevaer, ho attraversato le acque limacciose del Vecchio Canale sulle cui sponde sorge la città medievale olandese.

Chilometri umidi dove si specchiano facciate monumentali, raffigurazioni scolpite e alberi secolari da scoprire e ammirare a ritmo lento: quello dell’imbarcazione che, partita dal molo all’altezza di Stadskasteel Oudaen, mi ha portato a vedere dai suoi finestrini e dal suo tetto trasparente il cuore del centro nederlandese.

La voce al microfono del capitano mi ha accompagnato lungo il Reno, imprigionato dagli argini eretti per dominarne il flusso ed evitare inondazioni. Quando terminarono i lavori nel 1275, fu possibile costruire nei secoli nuove banchine d’attracco, cantine e magazzini.

Nel letto placido del canale ho visto allungarsi l’ombra tremula della Domtoren, la torre del Duomo: 112 metri “scalati” ieri per vivere Utrecht dall’alto, e sentire rimbombare nelle orecchie e nel cuore le tredici campane del più grande carillon d’Europa.

Un suono denso, diverso dai tanti ascoltati nel Museo degli organetti di strada. Lì c’è una collezione di strumenti di ogni tipo, raccolti in oltre 600 anni, che suona musica dal vivo con cui cantare e ballare in una sala da danza unica.

Mentre il capitano-cicerone continuava a indicarmi i luoghi di maggior interesse, il battello è passato vicino al Museo di Arte aborigena: un centro unico nel suo genere, dove mostre sempre diverse, danno una panoramica delle opere esposte: quadri, sculture e dipinti su cortecce d’albero a installazioni, fotografie e video.

Vedere Utrecht a livello dell’acqua è affascinante: puoi scoprire da vicino i famosi werven, i tipici pontili a ridosso del canale su cui sorgono i magazzini di ieri, oggi convertiti in uffici, caffé e ristoranti. Per essere riforniti vengono usate speciali chiatte: solcano le acque del Reno e consegnano la merce senza difficoltà.

“E’ una delle particolarità della città – mi ha spiegato il capitano orgoglioso – li abbiamo ereditati dai nostri avi e oggi sono parte della nostra storia”. Dopo aver superato l’Osservatorio astronomico, il comandante mi ha chiesto se preferivo continuare il giro sull’imbarcazione o fermarmi in qualche parte di preciso.

Il servizio della Schuttevaer, infatti, permette ai passeggeri di sbarcare o salire a richiesta vicino alle attrattive storico-culturali lungo il percorso. Un vero e proprio “up&down” per scegliere il modo migliore di conoscere Utrecht.

Come ad esempio il Centraal Museum. Si tratta del più antico museo municipale d’Olanda: ospita la collezione di arti visive e applicate come quelle di Rietveld e di Dick Bruna, il famoso illustratore olandese. E poi ancora: le opere del XVI e XVII secolo dei Maestri di Utrecht, una panoramica della storia cittadina, fashion design, e lavori d’inizio XX secolo.

Io, invece, ho scelto di proseguire sino a dove le chiuse che regolano il flusso impediscono di andare oltre. Lì, c’erano molti altri battelli ancorati. Dall’oblò aperto ne ho visto i colori sfilare lungo gli argini e il loro profilo cadere nell’acqua.

Un gioco di luci che appoggiato al ponte, rivivo ora mentre le vedo navigare l’Oudegracht.

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